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La miserabile realtà di chi paga per giocare

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La miserabile realtà di chi paga per giocare

 

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L’argomento che vogliamo trattare è ormai sulla cresta dell’onda, non perché sia una cosa buona, del calcio italiano e mondiale già da diversi anni.

Pagare per giocare a calcio è diventata una pratica abbastanza comune in Italia e, purtroppo, tende a coinvolgere sempre un maggior numero di squadre di tutte le categorie.

Ad alto livello si parla di fondi comuni di investimento e di TPO o TPI (Third Party Ownership e Third Party Investment), ai più bassi, quelli per intenderci propri di un Franchino che interroga Fantozzi in cultura spicciola, vengono chiamate PRATICHE.

Il fenomeno è individuabile come il pagamento di una determinata cifra da parte di aziende o privati per tesserare un calciatore.

La FIFA ha vietato proprietà esterne dei cartellini dei calciatori già nel 2015; tuttavia nessuna norma vieta di fare una elargizione in denaro volontaria finalizzata all’inserimento in squadra di un giocatore.

La domanda posta nel titolo sembrerebbe di facile risposta, no, ma andando bene ad analizzare tutte le possibili varianti e situazioni è giusto dire dipende.

Dipende ovviamente da chi va a fare il pagamento.

Se è il giocatore, il suo paparino o il futuro suocero chiaramente non è una buona idea. Se sono aziende o soggetti terzi, magari qualcuno che vuole puntare sul calciatore, sperando che possa fare carriera, il discorso è differente.

Tralasciamo la questione delle massime divisioni mondiali che abbiamo già spiegato in questo articolo.

Potrebbe anche essere che un genitore non vede l’ora di togliersi il figlio, che si crede un fenomeno del calcio, da casa. Magari il ragazzo è una cotica a scuola e magari ha già iniziato ad avere problemini con la legge.

Anche in questi casi forse pagare un DS o una squadra per far tesserare il proprio figlio non è una cattiva idea.

Resta il fatto che se un calciatore vale, prima o poi viene notato da qualcuno, soprattutto in Italia.

Nel nostro paese il calcio è seguito ovunque, dalle grandi città fino ai paesini di montagna.

Teneteveli in tasca quei soldini o magari utilizzateli per iscrivervi a un buon corso universitario, un buon corso, no in una facoltà delle merendine.

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