Intervista a Angelo Pavia, preparatore fisico della nazionale cinese di futsal

IL Prof. Angelo Pavia , giovane ed emergente preparatore atletico ,vanta in carriera 5 anni alla Lazio nel settore giovanile, società nella quale nell’ultima stagione ha fatto il responsabile dei preparatori atletici. Poi ha lavorato nella nazionale del Bangladesh per le qualificazioni ai mondiali di Russia 2018 ,anno successivo in  un club di serie A in Oman e per finire nella nazionale cinese di futsal. Oltre ad essere un serio professionista una persona veramente gentile e sempre disponibile.

 

1) Come si diventa preparatori atletici, qual è il percorso di studi e quali le eventuali specializzazioni da completare per lavorare nel mondo del calcio e del futsal?

Innanzitutto tanta passione, sacrificio e voglia di arrivare. Parallelamente a questo entra in gioco tutto quel che riguarda la formazione. Per lavorare come Preparatore Atletico nel calcio professionistico e nel Futsal è necessario avere la qualifica rilasciata dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC). Ogni laureato in Scienze Motorie deve per prima cosa partecipare al bando annuale e avere la possibilità di frequentare il corso nella sede centrale della nostra Federazione a Coverciano.

Personalmente, per avere un punteggio più alto ed essere ammesso al corso, oltre alla triennale, ho conseguito anche la Laurea Magistrale in Scienze e Tecnica dello Sport presso l’Università del Foro Italico in Roma e un Master Universitario specifico sul calcio.

Ritengo fondamentale questo mio percorso così come utilissimi sono stati anche tutti i corsi conseguiti con certificazione Uefa da allenatore, per 3 motivi principali:

1- Analizzare al meglio le esigenze tecnico/tattiche del calciatore/squadra.

2- Entrare in sintonia con lo staff tecnico parlando la stessa lingua e utilizzando gli stessi vocaboli.

3- Capire sempre di più questo bellissimo sport in continua evoluzione.

Proprio per questo non mi piace molto essere identificato come un semplice Preparatore Atletico ma preferirei essere considerato un Allenatore Fisico.

 

 

2) Hai una giovane età ma comunque già una grande esperienza ,anche a livello internazionale; quali le differenze dell’approccio al lavoro e organizzative tra Italia ed estero?

Ho 28 anni, da 8 lavoro stabilmente nel calcio professionistico e da ormai tre anni vivo e lavoro all’estero, in particolare nel continente asiatico. Essendo un tipo molto curioso e pronto all’avventura, sono affascinato dalla scoperta di nuove culture e dal confronto che può nascere con esse.

In Italia siamo abituati a lavorare dove tutto è molto più organizzato, esiste già una cultura calcistica e bisogna integrarsi in un sistema ormai già costruito e collaudato.

All’estero ho lavorato in tre paesi totalmente differenti ma con caratteristiche simili. Quando ti scelgono, trovi immediatamente un ambiente fertile e se sei bravo a guadagnarti subito la loro fiducia hai quasi carta bianca e le squadre si affidano completamente a te su molti aspetti.

Bisogna essere soltanto flessibili e capire con che tipo di cultura, religione e persone ti stai relazionando. Un esempio che mi piace raccontare riguarda uno dei primi giorni con la Nazionale di Calcio del Bangladesh. Avevo preparato, in uno dei giorni della prima settimana un allenamento aerobico, per allenare questo tipo di capacità sono importantissimi molti fattori tra cui pause e recuperi. Preparai un allenamento studiato nei minimi dettagli individualizzato per ruolo e per i test che avevo proposto il giorno prima. A un certo punto, nel bel mezzo dell’allenamento, sento da un megafono partire, quella che poi ho capito era, una preghiera. Due terzi della squadra si leva gli scarpini e si mette a pregare a terra. Fortunatamente sono molto paziente, mi sono “ricordato” di essere in un paese fortemente mussulmano, ho adattato le esercitazioni successive e gli allenamenti futuri, soprattutto negli orari.

 

 

3) Al momento sei impegnato con la nazionale cinese di futsal, cosa caratterizza la preparazione atletica di un giocatore di calcio a 5?

Voglio iniziare con una premessa: Calcio e Calcio a 5 sono due sport diametralmente diversi riguardo la preparazione fisica ed esageratamente similari sotto l’aspetto tecnico/tattico.

La prima differenza che troviamo è che nel Futsal il giocatore può recuperare in panchina durante una partita e poi rientrare. Questo comporta che quando entra in campo deve dare il massimo. Nel calcio invece devi essere bravo anche un po’ a gestirti. Proprio per questo aspetto cambiano di molto gli allenamenti, il livello di intensità, che deve essere massimale, e le pause, molte di più e più lunghe.

La seconda differenza è nelle dimensioni ridotte del campo di gioco, ne conseguono: sprint più brevi, dove non si arriva mai ad una velocità massimale ma con molte più accelerazioni e frenate, una biomeccanica di corsa totalmente diversa con baricentro più basso e cambi di direzione e di senso molto più frequenti.

La terza differenza è nel monitoraggio del carico.  Nel calcio abbiamo più strumenti a nostra disposizione per farlo. Nel Futsal invece dobbiamo fare i conti con problemi di tipo struttale, come per esempio la difficoltà di usare il gps. In un futuro prossimo questo gap si ridurrà drasticamente con l’avvento di migliori strumentazioni.

Come rovescio della medaglia ho però notato una incredibile correlazione tra i due sport; sotto l’aspetto tecnico e sotto quello tattico.

 

4)Pensi che allenarsi nel calcio a 5 possa essere propedeutico anche per migliorare nel calcio a 11?

Decisamente Sì. In questo anno mi sono reso conto di quanto il Futsal possa incidere in modo positivo nel calcio a 11.

Sotto il profilo tecnico penso che ogni squadra potrebbe investire qualche seduta di allenamento seguendo la metodologia del Futsal.

Per esempio il campo ridotto, più concentrazione di giocatori nello stesso spazio e il rimbalzo controllato del pallone permettono all’atleta di migliorare le proprie capacità cognitive così come perfezionare i gesti tecnici.

Contemporaneamente ritengo che, attraverso allenamenti stile Futsal, si possa incrementare anche la condizione fisica dell’atleta giocando sui tempi di lavoro e tempi di recupero.

 

 

5) Cosa miglioreresti nell’organizzazione lavorativa del preparatore atletico in Italia?

Mi piacerebbe che il ruolo di preparatore atletico in Italia fosse considerato un lavoro a tutti gli effetti, autonomo ed indipendente. Molto spesso, infatti, la maggior parte di noi è costretta a completare la giornata con altri lavori e svariati impieghi.

Personalmente ho iniziato questo percorso per far sì che diventasse la mia professione. Proprio per questo motivo ho deciso di accettare nuove sfide al di fuori dei nostri confini. In questo viaggio ho portato con me tutte le competenze e la preparazione che solo la nostra storia sportiva e cultura calcistica ci può regalare. Per questo mi auguro che in futuro prossimo la situazione migliori e che possa tornare a lavorare nel mio paese.

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