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Il calcio e la questione meridionale

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Il calcio e la questione meridionale

Premessa

Per questione meridionale(che in seguito analizzeremo anche nei confronti del calcio italiano) si intende quel fenomeno socio-economico presente nella nostra nazione che si esplica nella diseguaglianza ,essenzialmente di opportunità materiali e immateriali, tra le regioni del Nord e quelle del Sud del nostro paese.

La questione meridionale nasce fin da subito dopo l’Unità d’Italia ,quando il nuovo governo piemontese ha ,diciamo così, mal interpretato le differenze storiche e sociali tra le diverse aree del paese ,trasformandole ,secondo i propri comodi ,in una vera e propria occupazione coloniale. In sintesi ,secondo i canoni dell’economia colonialista ,la politica economica nazionale prevedeva, e prevede, l’importazione di prodotti a basso valore aggiunto dalle regioni del Meridione e vendere le proprie merci ,ad alto valore aggiunto ,e quindi con notevoli margini di profitto, al Sud. Altro fattore determinante di tale approccio economico è la possibilità di usufruire di manodopera a basso costo dalla “colonia” per il funzionamento dell’industria settentrionale.

La quasi totalità degli investimenti strutturali e infrastrutturali negli anni è stata sempre riversata nelle regioni settentrionali, lasciando le briciole o contentini, come la famosa Cassa del Mezzogiorno, che altro non si è dimostrata, se non ulteriore liquidità per le aziende che facevano finta di investire in nuove unità operative nel Sud d’Italia .

Una questione meridionale anche nel calcio italiano?

I dati

Nell’analisi del presente articolo utilizzo dati estrapolati dall’Istat e dall’Eurostat che sono i due più affidabili istituti di statistica che abbiamo in Italia e in Europa. I dati invece riguardanti il calcio italiano sono di facile estrapolazione dalle partecipanti ai campionati di calcio.

Prendo in considerazione solamente i campionati di Serie A e Serie B ,in quanto sono gli unici due che hanno carattere nazionale . Il campionato di Serie C ,a causa del sistema regolamentare ,che garantisce una equa distribuzione territoriale delle società di calcio , non avendo carattere nazionale ,non viene preso in considerazione. Infine considero l’Abruzzo come facente parte delle regioni meridionali sia per motivazioni storiche che economiche.

1)Distribuzione % della popolazione Italiana

Nord : 45%

Centro: 20%

Sud : 35%

2)Squadre di Serie A (numero totale per macro area)

Nord :13

Centro: 3

Sud: 4

3)Squadre di serie B (numero totale per macro area)

Nord : 11

Centro :6

Sud :5

4)Totale numero squadre di Seria A e Serie B per macro area e distribuzione percentuale

Nord: 24 (58%)

Centro : 9 (21%)

Sud :9 (21%)

5)Distribuzione percentuale del PIL nazionale per macro area

Nord: 56%

Centro: 22%

Sud : 22%

Analisi

E’ facile evidenziare che la questione meridionale esiste ed è forte anche nel calcio italiano. La diseguaglianza di distribuzione di squadre di Serie A e Serie B è netta tra le regioni settentrionali e meridionali e si discosta enormemente dalla distribuzione della popolazione tra macro regioni.

A dimostrazione ,non opinabile, che vi sia evidente e forte una questione meridionale nel calcio italiano, i dati sulla distribuzione del PIL nazionale tra Nord, Centro e Sud che seguono a specchio quelli relativi alla distribuzione percentuale delle squadre.

Una volta ancora è chiaro che per fare calcio di alto livello vi è necessità di liquidità da investire ed in questo le Regioni settentrionali hanno un vantaggio enorme.

Il Centro Italia invece presenta dati più equilibrati e si dimostra zona che esprime dati congrui nella distribuzione della popolazione ,delle squadre di Serie A e B e del reddito.

Considerazioni

Chiaramente in Italia viviamo in un sistema economico di tipo capitalistico che presuppone ,quindi, un regime di concorrenza regolamentato dallo Stato. Regolamentare vuol dire anche offrire a tutti gli utenti finali ,i cittadini, le stesse possibilità di usufruire un determinato servizio. E’ altresì chiaro che nel calcio italiano vige un sistema concorrenziale che è sicuramente caratterizzato da insormontabili barriere all’ingresso nel mercato: i calciatori di livello costano e quindi vanno nelle società più ricche.

Se troviamo in categorie inferiori squadre con bacini di utenza nell’ordine di più di un milione di persone ,come Bari, Palermo ,Catania ,Reggio Calabria, e nella massima serie squadre che hanno bacini di poche migliaia di soggetti, a mio parere, lo Stato in primis e la FIGC in seconda battuta, qualche domanda se la devono porre.

La distribuzione dei proventi dei diritti televisivi ,che sono una voce importante nel bilancio delle squadre di Serie A e Serie B, deve avere una ripartizione più equa.

Al di fuori del calcio italiano lo Stato garantisce da sempre sgravi fiscali a quanti investono nel Meridione, come mai questo non avviene anche nello sport più importante del Paese?

Gli organi preposti a regolamentare il mercato devono recepire che lo sport ,e il calcio italiano in particolare, dovrebbero essere quanto di più democratico un sistema socio economico debba offrire. Qualora non vengano presi i giusti provvedimenti e se le società calcistiche del Sud d’Italia si organizzassero in cartello e decidessero di creare una propria federazione, chi ne gioverebbe?

Rimedio estremo ma una scossa ,almeno a livello del calcio italiano, deve essere data per fermare la problematica della questione meridionale.

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