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Fondi di investimento, TPO,TPI, la costruzione del calciatore e la distruzione del calcio.

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Fondi di investimento, TPO,TPI, la costruzione del calciatore e la distruzione del calcio.

Diversi fattori ,negli ultimi anni,essenzialmente nell’ultimo decennio,sono andati ad influire ,spesso negativamente, sul magnifico sport che in Italia chiamiamo calcio. I divieti delle trasferte ai tifosi, il betting, i DASPO, il calcio in TV tutti i giorni ne sono alcuni esempi ma quello che più di ogni altro ha influenzato il calcio è il progressivo aumento dell’ingresso dei fondi di investimento nell’assetto finanziario delle società calcistiche (di alcune).
I fondi di investimento (termine tecnico fondi comuni di investimento) sono degli strumenti finanziari che svolgono la funzione di intercettare capitali di piccoli e grandi investitori con lo scopo di reinvestirli in attività finanziarie diversificate con l’ovvio scopo di conseguire un profitto. Gli investitori si rivolgono a questo tipo di strumento in quanto, spesso, non hanno le conoscenze settoriali adatte per poter investire consapevolmente i propri risparmi.
Il TPO ,acronimo derivante dall’inglese Third Party Ownership , si sostanzia nella partecipazione percentuale , a livello di proprietà, dei cartellini dei calciatori. Sono essenzialmente la metodologia attraverso la quale i fondi di investimento tentano di espletare le propria funzione all’interno del mondo del calcio. I TPO esistono ormai da alcuni decenni e sono nati in Sud America, essenzialmente in Argentina e Brasile. In America Latina hanno avuto il loro massimo sviluppo a partire dagli anni 2000. Sempre a partire dall’inizio del secolo sono arrivati anche in Europa ; ovviamente nel Vecchio Continente hanno assunto una estensione e complessità prima sconosciuta nell’America Australe.
Il TPI, Third Perty Investment, altro non è che l’evoluzione del TPO. Nel maggio 2015 la FIFA,visto l’enorme proliferarsi delle proprietà di terze parti e la loro ,nella maggior parte dei casi, influenza negativa nel calcio,che comunque è e resta uno sport, ha deciso di metterle al bando. Come spesso accade quando una norma non è delineata in maniera specifica , i fondi di investimento hanno cambiato modalità di azione andando ,attraverso le TPI, ad investire direttamente nel capitale sociale delle squadre di calcio, aggiungendo la postilla che la garanzia del proprio ingresso finanziario fossero i cartellini dei calciatori,di alcuni ,dei propri. E’ facile notare che cambiando il nome nulla è cambiato rispetto i TPO.
Data una semplice determinazione etimologica dei termini ,come l’operare dei fondi di investimento influenza il calcio inteso come sport e le carriere dei calciatori?
A norma di logica solo i migliori giocatori dovrebbero arrivare ad alti livelli. Questo avviene quando le squadre utilizzano osservatori e dirigenti che hanno l’unico obiettivo ,ovvio in uno sport professionistico, di individuare i migliori profili necessari alla propria squadra. Quando invece l’obiettivo diventa quello di creare plusvalenze e quando magari i referenti dei fondi di investimento diventano direttori sportivi e agenti di calciatori le cose cambiano.
Con l’ingresso nel capitale delle squadre di fondi di investimento il ruolo dell’osservatore ,persona di calcio,capace di individuare ed analizzare le caratteristiche tecniche di un calciatore, inizia sempre più a perdere di valore. Non a caso nell’ultimo decennio le società calcistiche hanno investito sempre meno su tali figure andando ad esternalizzare tale settore ,quello dello scouting.
In molti casi i giovani calciatori promettenti vengono individuati, dai fondi di investimento , in tenera età attraverso i propri referenti ,che a volte sono anche soci degli stessi fondi . Si inizia un lavoro di cura dell’immagine,i ragazzi vengono catapultati direttamente in squadre di alto livello , magari li si riempie di tatuaggi a 18 anni o meno, gli si fa fare pubblicità in TV ,fino a giungere al punto che l’opinione pubblica sulle capacità tecniche del calciatore venga superata dall’idea vincente dell’immagine del calciatore che è stata costruita a tavolino.
Prendere un giovane calciatore a zero euro, investire in immagine un paio di milioni di euro e rivenderlo dopo un paio di anni magari a 40 milioni di euro vuol dire avere un tasso di ritorno del 1000% annuale, tassi irraggiungibili in qualunque mercato legale. Poco importa quindi che su 5 ragazzi solo uno arrivi a produrre reddito ,il resto viene considerato un danno collaterale.
Questo sciagurato fenomeno incide in maniera catastrofica su tutti quei valori che dovrebbero essere prioritari in uno sport di squadra. La meritocrazia finisce nel momento in cui l’obiettivo diventa quello di produrre reddito e il livello tecnico in generale va a decadere, come è evidente nel guardare le partite, a favore del calciatore non più bravo ma magari meglio pettinato.
Se tutte le squadre finissero in mano a fondi di investimento, il calcio, inteso come sport della gente, sport democratico, finirebbe nel giro dei prossimi due tre anni. Fortunatamente molte squadre,tra le tante mi viene in mente il Napoli ,e infatti i risultati sportivi sono ottimi, hanno detto no a questi tipi di interventi nel capitale sociale andando a impedire la distruzione del calcio.
In Sud America ,fino a pochi anni fa, era possibile acquistare giovani molto promettenti a pochi milioni di euro. Adesso, senza aver dimostrato nulla a livello internazionale, i costi dei cartellini sono arrivati a cifre esorbitanti. Il risultato è che squadre europee serie non li acquistano e magari restano nei loro campionati fino in età avanzata ,guadagnando stipendi molto bassi, perché comunque tali sono in America Latina, per poi arrivare in campionati ricchi si ma che non hanno nulla di entusiasmante a livello tecnico e agonistico. Se potessi dare loro un consiglio ,gli direi di pensare a fare i calciatori e lasciare la finanza al di fuori delle proprie carriere.
In Italia è avvenuta una ulteriore evoluzione delle partecipazioni esterne ai bilanci societari; parlo del fenomeno delle “pratiche”. Virgolettato perché sicuramente è un termine improprio ma il più adatto a determinare il fenomeno. Tuttavia questa è un’altra storia e la analizzerò in uno dei prossimi articoli.
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